Anca



L’anca è quella regione anatomica che comprende la radice della coscia e parte della base del tronco ed è una delle articolazioni più importanti dell’organismo umano. Grazie ad essa possiamo correre, saltare, camminare e, insieme alla spalla, è l’articolazione più flessibile che ci consente di svolgere un ampio ventaglio di movimenti. Formata da femore ed osso iliaco è composta da legamenti e muscoli ed è lubrificata dal liquido sinoviale. Diverse sono le patologie e le lesioni a suo carico che si possono curare tramite interventi chirurgici (protesi) e riabilitazioni, in modo da recuperare la mobilità e la flessibilità perdute.


anca

INFORTUNI E PATOLOGIE.

PATOLOGIE DELL’ILEO-PSOAS
Il più potente muscolo flessore della coscia gioca un ruolo fondamentale nella deambulazione: flette e ruota la coscia, flette e ruota il tronco; costituito da due muscoli, l’ileo e lo psoas, che lavorano insieme sia sull’arto inferiore che sulla colonna vertebrale. Se troppo debole o troppo contratto questo muscolo non lavora bene, si trova “in sofferenza” e, infiammandosi, fa lavorare male le articolazioni, provocando lombalgia, dolore al sacro iliaco e al bacino e infiammazioni all’anca e al tendine.

TROCANTERITE/BORSITE TROCANTERICA
Infiammazione della borsa sinoviale, situata vicino al grande trocantere (prominenza ossea) del femore, la trocanterite colpisce 5 indovidui su 1000 che sono, generalmente, persone di mezza età, gli anziani e chi svolge esageratamente sport quali camminata, ciclismo e corsa. Rigidità, indolenzimento, dolore e gonfiore all’anca sono i sintomi che, se non curati, portano il paziente a smettere di svolgere le proprie normali attività quotidiane. La terapia si articola in più fasi e si assoceranno i farmaci per il controllo del dolore a una riabilitazione di tipo conservativo con riposo, ghiaccio e fisioterapia.

FRATTURA DEL BACINO E TESTA DEL FEMORE
Questa tipologia di fratture sono causate da incidenti stradali, impatti a seguito di attività sportive e cadute da parte di pazienti che soffrono di osteoporosi, quindi soggetti a un indebolimento delle ossa; quelle del bacino sorreggono il peso, collegano la parte superiore e inferiore del corpo e proteggono gli organi pelvici sottostanti. Quando si verifica la rottura di una o più ossa del bacino, che restano comunque eventi abbastanza rari, il dolore è notevole ed è associato a gonfiore e lividi nella zona della frattura, che può essere stabile (frattura composta) o instabile (scomposta). L’intervento sarà necessario solo di fronte ad una frattura di tipo “aperto” ovvero quando l’osso buca la pelle, fuoriuscendo all’esterno, andando incontro a ferite, lesioni e a possibili infezioni.

OSTEOPOROSI
Patologia responsabile dell’indebolimento delle ossa, l’osteoporosi porta ad un aumento delle fragilità ed una maggiore predisposizione soprattutto alle fratture dell’anca, della colonna vertebrale e del polso. Eccessiva magrezza, anoressia, età avanzata e menopausa sono i fattori a rischio di questa condizione che colpisce prevalentemente le donne che sono affette da dolori a tutto il corpo, a fratture, reumatismi e incurvamento della colonna vertebrale; molto spesso però il paziente osteoporotico non ha sintomi e quindi si accorge di esserne affetto a seguito di una frattura. Prevenire si può tramite l’integrazione di calcio e vitamina D, dei farmaci che preservino e stimolino la massa ossea ed esercizi che aumentino la forza e la massa muscolare.

CONFLITTO FEMORO/ACETABOLARE
Chiamato anche FAI (Femoral Acetbular Impingement) è una patologia dell’anca nella quale la testa femorale e/o dell’acetabolo è tale che, durante il movimento, le due ossa non lavorino insieme ma si contrastino, entrando in conflitto fra di loro per via di una conformazione congenita dell’anca o acquisite durante l’infanzia e l’adolescenza. Questa problematica, che si manifesta con un dolore all’inguine talvolta posteriore ad uno sforzo, generalmente si cura con un trattamento conservativo (in presenza di un danno lieve) con terapia farmacologica e terapia posturale ed antalgica (se il danno è moderato) e tramite chirurgia (qualora il danno avesse entità maggiore).

PUBALGIA
Patologia dolorosa che interessa la regione pubica è molto diffusa negli sportivi, nelle donne in gravidanza e in quei pazienti che presentano uno squilibrio posturale. I sintomi sono dolore diffuso al pube (la cui intensità varia da soggetto a soggetto) e lungo la muscolatura adduttoria e/o addominale. La terapia conservativa corregge cause infiammatorie, meccaniche e metaboliche e, tramite plantari e/o rialzi, si va a modificare la distribuzione del peso agli arti inferiori. Adeguato riposo e fisioterapia saranno fondamentali per il pieno recupero del paziente.

NECROSI ASETTICA DELLA TESTA DEL FEMORE
Causa della morte (necrosi) della testa del femore è l’insufficiente perfusione ematica che comporta un processo patologico tale per cui si assiste al degenero di tutta l’articolazione. Sono colpiti prevalentemente gli uomini ed il dolore all’inguine ha, solitamente, una insorgenza improvvisa; le cause sono molteplici e da ricercarsi in traumi, embolie, patologie metaboliche (gotta, dislipidemie…), malattie infettive e coagulopatie tossiche. L’approccio terapeutico prevede farmaci solo nella fase di diagnosi precoce che però viene difficilmente rilevata per via dell’asintomaticità; in una fase avanzata il chirurgo provvederà a scegliere la tecnica operatoria migliore, grazie alla quale si sostituirà l’anca con una protesi.

ARTROSI DELL’ANCA
Malattia degenerativa che causa l’indebolimento e l’assottigliamento della cartilagine e che coinvolge l’osso sottostante e i tendini, i pazienti con osteoartrite presentano dolore alle articolazioni che tenderanno a limitare il più possibili i movimenti al fine di provare poca sofferenza. Tipica degli anziani, è la malattia che più li colpisce basti pensare che si stimano, solo in Italia, circa 4 milioni di soggetti coinvolti producendo costi per lo sanità di circa 6,5 miliardi di euro. Le articolazioni interessate sono la colonna vertebrale, l’anca, il ginocchio, le dita delle mani e dei piedi. Purtroppo non vi è alcun trattamento che arresta il deterioramento della cartilagine, così come non ve ne sono che la riparano; si può solo ridurre il dolore con dei farmaci anti-infiammatori e anti-dolorifici. In caso di artrosi avanzata bisognerà procedere con l’intervento di protesi dell’anca.

INTERVENTI CHIRURGICI.

PROTESI DELL’ANCA
L’intervento chirurgico di sostituzione di protesi d’anca si esegue in un’ora e mezzo, quasi sempre in anestesia totale ed esistono 3 tipi di operazioni: la sostituzione totale, parziale e la protesi parziale. Nella prima si lavora su femore e acetabolo, nella seconda si preserverà solo quest’ultimo e nel terzo tipo di intervento il collo del femore viene conservato; in un normale intervento di protesi si sostituisce l’anca con una in lega metallica, che rispecchia quella naturale, e che verrà poi fissata dal chirurgo. Esiste inoltre una quarta tecnica più recente, molto meno invasiva (prevede solo una piccola incisione cutanea) e che offre un gran margine di miglioramento, dimezzando anche i lunghi tempi di recupero.

BORSECTOMIA
Intervento chirurgico di rimozione di una borsa sinoviale che viene svolto, anche se raramente, in caso di trocanterite. Si effettua tramite artroscopia, un metodo chirurgico poco invasivo, che consente al paziente di non sottoporsi ad una anestesia generale e non impone il ricovero ospedaliero.

CHIRURGIA PER ROTTURA DEL BACINO
In presenza di una frattura instabile sarà necessario provvedere all’intervento chirurgico, affinché la saldatura delle ossa sia efficace; questa avviene tramite fissaggi esterni (viti e chiodi), trazione scheletrica (perno) e intervento chirurgico che, con un fissaggio interno, cerca di saldare l’osso fratturato. Svariati sono i rischi che seguono l’operazione come possibili infezioni e danni alle strutture nervose e ai vasi sanguigni tanto che, se possibile e in caso di frattura composta, si cerca di evitare l’intervento tramite l’ausilio di stampelle, sedia a rotelle e medicinali.

RIABILITAZIONE.

RIABILITAZIONE PER PROTESI DELL’ANCA
La presa in carico riabilitativa del paziente avverrà già il giorno successivo all’intervento, quando un fisiatra effettuerà una prima visita. Verrà fissato il programma riabilitativo che sarà iniziato nella struttura ospedaliera dai fisioterapisti e poi continuato, dal paziente, a domicilio o presso strutture riabilitative accreditate.

RIABILITAZIONE PER PUBALGIA
La riabilitazione prevede il riposo che non deve essere assoluto in quanto l’inattività provoca lo stesso effetto del sovraccarico; completano la terapia i macchinari (onde d’urto, tecar, laser, ultrasuoni) lo stretching, la ginnastica ed esercizi di correzione posturale.

RIABILITAZIONE PER CONTRATTURA DELL’ILEO-PSOAS
Questo muscolo, che è uno dei più importanti del corpo umano, può subire una contrattura nella quale il paziente lamenta nella zona iliaca causandogli uno stop dall’attività sportiva. Il percorso terapeutico da affrontare si divide in più fasi: nella prima si lavora sulla decontrattura dell’ileo-psoas attraverso fisioterapia, massaggi decontratturanti e riflessioni, in modo da operare un lavoro di correzione posturale. Si passa poi alla ricerca dell’equilibrio della muscolatura, tramite esercizi volti al rinforzo e il recupero metabolico, giungendo alla terza e ultima fase dove sarà auspicabile e possibile il gesto atletico, con esercizi di coinvolgimento dell’anca a livello tendineo e articolare.

RIABILITAZIONE PER TROCANTERITE/BORSITE
Fans, riposo e fisioterapia rivestono un ruolo fondamentale per il paziente che soffre di questo tipo di infiammazione. Bisogna quindi evitare di sollecitare l’arto dolente con sforzi eccessivi e non necessari, utilizzare del ghiaccio che svolge una potente azione antiinfiammatoria e, tramite esercizi di allungamento e rafforzamento dei muscoli dell’anca, il paziente ritroverà il beneficio perduto.

RIABILITAZIONE FRATTURA DEL BACINO
Le fratture stabili presentano tempi di recupero più brevi e rispondono meglio ai trattamenti, più difficili invece le altre che, affrontate tramite intervento chirurgico, sono un’emergenza medica invasiva e, quindi, il percorso terapeutico sarà molto più lungo e complesso. Tramite immobilizzazione prima e riabilitazione (in acqua o con fisioterapia) poi, il paziente riprenderà la piena funzionalità ossea.

RIABILITAZIONE PER LESIONE DEL LABBRO ACETABOLARE
la terapia per un danno di questo tipo può essere: conservativa (non chirurgica) nella quale è assolutamente consigliato il riposo, l’utilizzo di farmaci anti-infiammatori e terapia fisica, e non conservativa che, tramite artroscopia, si possono riparare le lesioni presenti e operare un rimodellamento della testa femorale in modo da evitare altri conflitti futuri. Nelle prime 4 settimane dopo l’intervento il paziente dovrà aiutarsi tramite stampelle, che ridurranno al minimo il peso sulle articolazioni, e successivamente dovrà ricorrere alla fisioterapia, per circa 6 settimane, in modo da riprendere la normale attività fisica.

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