Piede e caviglia



Piede e caviglia sono spesso dolenti poiché sottoposti a sforzi e sollecitazioni continue. La caviglia è un’ articolazione sinoviale sita tra gamba e piede e la sua importanza si deve alla localizzazione in un punto strategico di raccordo; formata da molteplici legamenti che presentano maggiori rischi di rottura (rispetto ad altri) sono però ri-cicatrizzanti e in grado di guarire senza disturbi postumi. Ad essa collegata troviamo il piede che, composto da 26 ossa, 33 articolazioni e più di cento legamenti, muscoli e tendini, possiede una struttura molto complessa e svolge una importante funzione di supporto di tutto il nostro corpo. Le più comuni problematiche che interessano la caviglia sono le distorsioni e le fratture che, così come nel piede, devono essere curate, se necessario, tramite chirurgia e impianti ortopedici quali tutori ed ormai molto raramente degli apparecchi gessati. La fisioterapia svolge un ruolo importante nella riabilitazione delle fratture e, tramite diversi esercizi di equilibrio e rinforzo, sarà partecipe del miglioramento della mobilità restituendo al paziente la capacità di camminare, senza provare dolore.


piede-caviglia

INFORTUNI E PATOLOGIE.

PIEDE PIATTO E PIEDE CAVO
Anomalie della volta plantare si differenziano in quanto l’uno presenta una pianta del piede piatta, l’altro troppo alta; normalmente l’appoggio del piede avviene grazie alla parte anteriore, posteriore e mediana con la quale appoggiamo solo 1/3 della pianta. La volta plantare è quella zona concava al centro del piede che, in condizioni normali, non è completamente a contatto con il suolo. Può succedere però che si vada incontro a problematiche congenite, nel piede piatto, o secondarie a lesioni, nel piede cavo. Di per certo sappiamo che chi soffre di questa patologia non presenta un appoggio corretto il che può provocare dolore, difficoltà di movimento e postura scorretta. Il trattamento è generalmente conservativo, chirurgico solo nei casi più gravi.

ALLUCE VALGO
Deviazione laterale ossea dell’alluce verso le altre dita, con sporgenza verso l’esterno del primo osseo metatarsale, l’alluce valgo è un disturbo di cui soffrono almeno 1/3 delle donne italiane, procura molto dolore e l’unica soluzione definitiva è il trattamento chirurgico. Questo spostamento dell’alluce causa un rigonfiamento laterale che, allargando considerevolmente il piede, causa dolore in quanto la borsite della metatarso- falangea, volgarmente denominata “cipolla” venutasi a creare, sfregando contro le scarpe, si arrossa e si gonfia. Questa deformità può essere rimossa solo attraverso la chirurgia attraverso diverse tecniche, alcune più o meno invasive di altre.

METATARSALGIA
Patologia dolorosa della pianta del piede che, a seguito di un appoggio errato, distribuisce il peso sui metatarsi creando callosità sulla pianta dell’avampiede. Dolore, callosità plantare e borsite sono i sintomi della metatarsalgia che, se non prontamente curata, può portare a deformità, lussazioni, accavallamenti di dita, assottigliamento e ulcerazione della cute plantare. I trattamenti sono conservativi (con l’utilizzo di ortesi e plantari) e chirurgici.

TENDINOPATIE
I tendini sono delle strutture fibrose che collegano muscoli ed ossa e sono importantissimi perché grazie a loro l’attività del muscolo si trasmette all’apparato scheletrico; ogni qualvolta infatti il muscolo si contrae, il tendine riceve e trasmette questa attività, inviandola al segmento osseo di appartenenza. Può succedere che siano soggetti a varie patologie, tra le quali le tendinopatie, delle infiammazioni che causano dolore, gonfiore, arrossamento e contrazione muscolare. Riposo e fisioterapia sono gli alleati per la cura di queste patologie che, se non tempestivamente diagnosticate e sanate, possono causare danni gravi come la compromissione del movimento dell’articolazione coinvolta.

FRATTURE DI PIEDE E CAVIGLIA
Piedi e caviglie sono fondamentali per la riuscita della nostra attività quotidiana, essendo spesso sottoposti a sollecitazioni, possono incorrere in traumi e lesioni di vario genere, tra cui le fratture che, come tutte le rotture ossee, devono essere trattate tempestivamente. Generalmente questi infortuni avvengono per una eccessiva rotazione del piede all’interno o all’esterno, a seguito di cadute o incidenti; la sintomatologia è dolorosa con impotenza funzionale al carico ed alla deambulazione e può essere accompagnata da rigonfiamenti e deformità che è bene trattare, nell’immediato, con del ghiaccio sulla zona interessata. Dopo aver effettuato le immagini diagnostiche più indicate il medico valuterà come procedere, solitamente ci si avvale dell’utilizzo di di un tutore, molto raramente ormai di un apparecchio gessato e, solo in casi di frattura instabile, sarà obbligatorio l’intervento chirurgico seguito da una precoce mobilizzazione ed esercizi per ripristinare la mobilità.

ARTROSI DEL PIEDE
Questa patologia, diffusa principalmente negli anziani essendo causata dall’invecchiamento, interessa le strutture cartilaginee che, prima deteriorandosi e poi distruggendosi, provocano dei forti dolori su tutto il piede. Altre cause della degenerazione possono essere i traumi, l’ereditarietà, altre patologie (piede piatto, tendine d’ Achille), fratture, cattiva postura e calzature inadatte; il trattamento è farmacologico e poi chirurgico, qualora l’approccio conservativo non fosse sufficiente.

NEUROMA DI MORTON
Il neuroma di Morton è una patologia dolorosa definita anche come la “malattia dei tacchi a spillo” perché per molto tempo si è creduto, erroneamente, che fosse dipesa dal tipo di calzature indossate; in realtà molte alterazioni del piede (come dito a martello, alluce valgo, piede piatto/cavo) non derivano dall’utilizzo dei tacchi, quanto piuttosto da problemi preesistenti. Dolore, bruciore e intorpidimento sono i sintomi del neuroma che altro non è che tessuto cicatriziale fibroso venutosi a creare a seguito della frizione delle ossa del metatarso sul nervo interdigitale.
Nel trattamento del neuroma di Morton trovano spazio le alcolizzazioni ecoguidate del neuroma che forniscono eccellenti risultati.

FASCITE PLANTARE E SPERONE CALCANEARE
Queste infiammazioni al tallone sono spesso confuse ma in realtà sono ben diverse l’una dall’altra a partire dalla loro localizzazione: la spina calcaneare è causata da un accumulo di calcio nella zona centrale del piede, la fascite è localizzata nella punta del piede. Le cause principali sono: eccesso di peso, calzature inadeguate, attività sportiva e degenerazione dello sperone calcaneare; le cure per lenire il dolore sono il ghiaccio, degli esercizi di stretching ed utilizzo del plantare. La prima cura resta la prevenzione: è bene infatti evitare scarpe molto basse (come le ballerine), molto rigide (come quelle antinfortunistiche) e quelle senza suola strutturata.

DISTORSIONI
Dolore intenso, limitazioni nei movimenti e gonfiori sono i sintomi delle distorsioni, ovvero dei danni alle articolazioni a seguito di traumi da allungamento o rottura dei legamenti. Qualora si verificasse un trauma distorsivo è bene applicare del ghiaccio e mettere a riposo l’arto colpito che si riprenderà da solo senza particolare ricorso a cure mediche. Se il danno fosse di entità maggiore, come la lesione di un legamento, sarà necessario immobilizzare l’arto per il tempo necessario alla guarigione biologica e, successivamente, intraprendere dei cicli di fisioterapia che garantiranno il ritorno all’attività fisica. Nei casi di lesioni capsulo-legamentose ed articolari particolarmente gravi, il chirurgo potrà decidere di effettuare un’operazione chirurgica volta a inserire anche degli elementi sostitutivi, riparando così l’articolazione.

INTERVENTI CHIRURGICI.

CHIRURGIA PER PIEDE PIATTO E PIEDE CAVO
La chirurgia opera una correzione di questa patologia solo qualora i metodi conservativi (plantari, scarpe ortopediche, esercizi di allungamento e fisioterapia) siano inefficaci e non migliorassero il benessere del paziente. Chirurgicamente si procede alla correzione della deformità tramite osteotomie, al fine di ripristinare l’asso del calcagno, in casi in cui vi sia indicazione anche ad artrodesi, procedura chirurgica più invasiva ma molto affidabile, che prevede la fusione di una o più articolazioni in modo da immobilizzare il piede nella giusta posizione. I tempi di recupero variano molto in base alla deformità e al tipo di operazione eseguita.

CHIRURGIA PER ALLUCE VALGO
Tre sono le tipologie di chirurgia utilizzata: open, mini invasiva/ percutanea e la tecnica mista. Nella chirurgia open a cielo aperto si pratica la rimozione dell’osso che viene poi bloccato da mezzi di sintesi; estrema precisione caratterizzano questa operazione che però prevede un tempo di recupero post-operatorio maggiore. Nella chirurgia mini invasiva vengono invece effettuate delle piccole incisioni cutanee nelle quali entrano gli strumenti chirurgici; questa tecnica presenta numerosi vantaggi tra cui il ridotto sanguinamento, piccole cicatrici e durata minima dell’operazione, che sarà poi seguita da un bendaggio. Infine vi sono le tecniche miste nelle quali vengono impiegate entrambe le tipologie, sfruttando i vantaggi dell’una e dell’altra.

CHIRURGIA METATARSALGIA
Questo tipo di chirurgia prevede il riassetto dell’asse delle dita e si effettua con la tecnica percutanea che presenta numerosi vantaggi: è di breve durata, indolore, non lascia cicatrici visibili, non vengono utilizzati i mezzi di sintesi (come chiodi o viti) e il ritorno alla normale vita quotidiana avviene in pochissimo tempo visto e considerato che, subito dopo l’operazione, il paziente non presenta difficoltà nella deambulazione. Nello specifico sono effettuati dei forellini, attraverso i quali si opererà, e successivamente sarà applicato un bendaggio contenitivo che, immobilizzando il piede, garantirà la correzione finale.

CHIRURGIA TENDINOPATIE
La chirurgia deve considerarsi opzionale e deve avvenire solo qualora i risultati del metodo conservativo non fossero adeguati; tempestività della diagnosi, farmaci, riposo e riabilitazione sono infatti i primi alleati per la cura delle tendinopatie. Solo nei casi più gravi, di lacerazione o rottura del tendine, si procederà con l’operazione chirurgica che sarà svolta a cielo aperto o chiuso, cui seguiranno riposo e cure fisioterapiche.

CHIRURGIA PER FRATTURE DI PIEDE E CAVIGLIA
L’operazione chirurgica ha l’obiettivo di riposizionare l’osso lesionato riportandolo nella sua sede originaria, impiegando mezzi di sintesi (viti, fili di Kirschner, placche) finalizzati alla consolidazione delle fratture che interessano l’arto; i seguito all’intervento a seconda dei casi verrà applicato un tutore ed i segmenti scheletrici potranno essere rapidamente mobilizzati se le fratture saranno state perfettamente stabilizzate, mentre per la concessione del carico verrà lasciata la valutazione al chirurgo ortopedico, in base ai controlli radiografici che programmerà nei vari casi , e seguirà sempre obbligatoriamente un periodo di riabilitazione e di riposo.

CHIRURGIA PER ARTROSI DEL PIEDE
L’intervento per curare l’artrosi del piede è molto frequentemente l’artrodesi, ovvero la fusione degli elementi ossei che compongo l’articolazione, che viene effettuata a cielo aperto o in artroscopia; tramite questa fusione l’articolazione passa da elemento semi mobile o mobile a elemento statico. Un’alternativa è rappresentata dalle protesi che sostituiscono l’articolazione danneggiata.

CHIRURGIA PER NEUROMA DI MORTON
La procedura chirurgica è la neurectomia, una tecnica nella quale si procede all’asportazione del nervo interessato tramite un accesso sulla superficie dorsale dell’avampiede. La riabilitazione è abbastanza veloce e i risultati ottenuti sono, generalmente, soddisfacenti.

CHIRURGIA PER FASCITE PLANTARE E SPERONE CALCANEARE
Onde d’urto e tecarterapia sono le soluzioni iniziali che possono ridurre il dolore, andando ad iperossigenare la struttura sofferente; contemporaneamente l’uso di plantari e riposo possono aiutare la situazione, non esacerbandola. Se il risultato non fosse risolutivo della sintomatologia, si dovrà procedere all’approccio chirurgico nel quale sarà rimossa la spina calcaneare che, frammentata, sarà asportata. Grazie alla non invasività dell’intervento, il paziente potrà riprendere le normali attività nell’arco di un mese, mese e mezzo.

CHIRURGIA PER DISTORSIONI
L’approccio conservativo non sempre può essere la giusta soluzione nella cura delle distorsioni: qualora il danno fosse di grave entità i medici potrebbero salvaguardare l’articolazione solo tramite un trattamento chirurgico riparativo-costruttivo (eseguito anche in artroscopia), cui seguirà la fisioterapia, fondamentale nel processo di guarigione.

RIABILITAZIONE.

RIABILITAZIONE PER PER PIEDE PIATTO E PIEDE CAVO
Dopo l’operazione il paziente non potrà appoggiare il piede a terra per almeno 30 giorni nelle osteotomie e per 50 giorni nell’artrodesi; la rieducazione con ALTERG risulta essere un sistema molto efficiente per accorciare i tempi di recupero che, per questi tipi di interventi chirurgici, sono solitamente abbastanza lunghi. In ogni caso la ripresa dell’attività quotidiana avviene appena tolto lo stivaletto gessato mentre il ritorno all’attività sportiva dopo almeno 3/6 mesi.

RIABILITAZIONE PER ALLUCE VALGO
Il piede, subito dopo l’operazione, non dovrà essere caricato per 12-24h e poi sarà indispensabile avvalersi di supporti nel primo periodo in modo da evitare cadute mettendo in pericolo la ripresa post- operatoria. Fondamentale sarà seguire accuratamente le istruzioni del chirurgo che si occuperà di visionare e medicare la ferita fino alla rimozione dei punti; nel frattempo si dovranno indossare delle calzature speciali per circa un mese e mezzo dopo il quale si potranno utilizzare le proprie, a patto che siano morbide e rivestite all’interno. Saranno utili esercizi di fisioterapia, camminate (preferibilmente a piedi nudi o su fondo sabbioso), ginnastica e in generale attività fisica non impegnativa come yoga, stretching e passeggiate dolci.

RIABILITAZIONE PER METATARSALGIA
Prima di tutto bisogna lavorare naturalmente cercando di non ricorrere subito alla chirurgia, andando alla ricerca della causa scatenante del dolore, provando dei trattamenti che cerchino di diminuire l’infiammazione. Tecarterapia, ultrasuoni, massaggi drenanti, laser ed esercizi di rieducazione posturale spesse volte possono essere sufficienti a risolvere il problema. In mancanza di miglioramenti effettivi si procederà all’operazione grazie alla quale, operando sui metatarsi, sarà ridotto e meglio indirizzato il carico sulla pianta del piede. Nel post- operatorio si dovrà porre un po’ di attenzione a non sovraccaricare troppo il piede e ad utilizzare delle scarpe specifiche e dei plantari che scaricheranno la zona dell’avampiede, proteggendo la medicazione.

RIABILITAZIONE PER TENDINOPATIE
La riabilitazione in assenza di intervento chirurgico prevede: farmaci per lenire il dolore, riposo e fisioterapia; il trattamento consigliato è quindi quello medico e fisioterapico che dovrebbe dare luogo al riassorbimento dello stato infiammatorio. Esercizi di fisioterapia, tecarterapia, laserterapia e ultrasuoni sono indispensabili al fine di riacquisire la resistenza e l’elasticità tendinea, riducendo il rischio di possibili recidive. L’intervento chirurgico è in genere da valutarsi solo ed esclusivamente in caso di rottura dei tendini o in casi di pazienti sportivi per prevenirne la rottura nei casi di tendinopatie degenerative cronicizzate, mediante interventi chirurgici dedicati.

RIABILITAZIONE PER FRATTURE DI PIEDE E CAVIGLIA
A seconda del trauma subito, diverso sarà il tempo di recupero per queste tipologie di fratture anche se, in generale, il decorso resta comunque piuttosto lungo ed è compreso tra i 2 ed i 4 mesi; dopo l’immobilizzazione, ottenuta con utilizzo di tutori, ed ormai quasi mai con apparecchi gessati, si procede all’intervento riabilitativo finalizzato al recupero della mobilità, attraverso il rinforzo muscolare e un lavoro sulla mobilizzazione dell’arto. L’immobilizzazione forzata può causare ipotrofia (diminuzione del volume dell’arto a seguito della ridotta attività muscolare) che dovrà essere trattata attraverso esercizi riabilitativi in grado di ripristinare la mobilità perduta.

RIABILITAZIONE PER ARTROSI DEL PIEDE
La riabilitazione dipende strettamente dal tipo di intervento effettuato (più o meno invasivo) e dalle condizioni dell’articolazione stessa; in generale il recupero prevede una durata piuttosto lunga nella quale il paziente deve strettamente seguire le linee guida dei medici affinché la fusione delle ossa artrodesizzate possa avvenire nel modo corretto.

RIABILITAZIONE FASCITE PLANTARE E SPERONE CALCANEARE
Dopo l’intervento chirurgico della rimozione dello sperone, della durata di 15 minuti eseguito con anestesia regionale, il paziente dovrà rimanere a riposo e dovrà deambulare con l’aiuto di una stampella per circa 15 giorni. Trascorso questo periodo potrà riprendere a camminare senza ausili e il ritorno alla normale attività quotidiana avverrà nell’arco di un mese e mezzo massimo.

Per ricevere informazioni o prenotazioni, compila il form oppure chiama lo 030 280248.