Polso e mano



Il polso è l’articolazione che congiunge avambraccio e mano. E’ formato dall’estremo distale del radio e dell’ulna e dalle ossa della prima filiera del carpo (scafoide, semilunare, piramidale, pisiforme). Le ossa del polso formano un canale osteofibroso, noto come tunnel carpale, entro cui decorrono i tendini flessori delle dita ed il nervo mediano. La mano è formata dalle ossa del carpo (prima e seconda filiera), dalle ossa metacarpali e dalle falangi delle dita. Si tratta di una struttura molto articolata e complessa, che risponde ad esigenze di tipo meccanico, propriocettivo e gestuale e la sua funzione è governata da un complesso controllo neuromuscolare.


polso-mano

INFORTUNI E PATOLOGIE.
TENOSINOVITI
Patologia a carico del tendine della guaina sinoviale (la struttura che ricopre il tendine), la tenosinovite insorge a seguito di traumi, malattie reumatiche ed infezioni e colpisce prevalentemente mani, polsi e avambracci. A seguito di una diagnosi effettuata tramite visite mediche, palpazione ed ecografia si procede al trattamento medico tramite farmaci e fisioterapia, seguito da approccio chirurgico qualora quello conservativo non risultasse efficace.

SINDROME DEL TUNNEL CARPALE
Nel tunnel carpale, passaggio stretto e rigido composto dal legamento e dalle ossa della mano, scorrono il nervo mediano e i tendini; talvolta questi possono ingrossarsi dando luogo al restringimento del tunnel provocando un dolore a seguito della compressione del nervo. Chi soffre della sindrome del tunnel carpale presenta dolore, intorpidimento e sensazione di debolezza che parte dalla mano e si irradia lungo tutto il braccio, impedendo il normale movimento, vista anche la perdità di sensibilità che caratterizza la mano stessa. Sarà necessario il trattamento fisioterapico con strumenti (tens e laserterapia) e, nei casi più gravi, l’intervento chirurgico.

DISTORSIONE DEL POLSO
Cadute a terra e extrarotazione del polso possono causare una distorsione, ovvero un tipo di lesione provocata da movimenti di intensità maggiore a quelli abituali, che causano una instabilità dell’articolazione in uso. Nei casi di distorsione lieve sarà necessario riposarsi, effettuare degli impacchi con ghiaccio ¾ volte al giorno e assumere degli antinfiammatori; nei casi più gravi sarà necessario immobilizzare, con una fascia rigida o con un tutore, l’arto interessato cui seguiranno delle cure fisioterapiche.

FRATTURA DELLO SCAFOIDE
Lo scafoide (così chiamato per via della sua forma che ricorda lo scafo di una nave) è un osso carpale sito nella parte sottostante della mano, sopra il polso, confinante con radio, semilunare, trapezoide, trapezio e capitato. Capita frequentemente che questo osso si rompa vista la posizione critica che occupa e ciò avviene nelle cadute in cui le mani sono estese in avanti; dolore e gonfiore intorno al polso caratterizzano questo tipo di frattura che, come tutte le fratture, può essere composta o scomposta e verrà trattata con un gesso o con un intervento chirurgico, in base all’entità della lesione.

RIZOARTROSI
Patologia artrosica che interessa l’articolazione alla base del pollice, si manifesta con dolori inizialmente lievi che si accentuano nei normali gesti di attività quotidiana (come aprire un barattolo) diventando cronica se non tempestivamente curata. Si procede al trattamento immobilizzante che riduce la patologia infiammatoria, cui seguirà fisioterapia e, solo nei casi più gravi, sarà da valutare l’intervento chirurgico.

DISTORSIONE DELLE DITA
Meglio conosciuta come la patologia del “dito insaccato” questo tipo di danno è una distorsione di lieve entità che prevede gonfiore e dolore in prossimità delle dita, e una limitazione dell’estensione dell’articolazione falangea. Immobilizzazione e impacchi di ghiaccio solitamente bastano al recupero che avviene in autonomia e, soltanto in rarissimi casi, si procede al trattamento di tipo chirurgico.

FRATTURA DI RADIO E ULNA
Ulna e radio, site nell’avambraccio, sono spesso soggette a frattura che, di rado, avviene in entrambe in concomitanza e, quando succede, si parla di “frattura di Galeazzi”, perdita di integrità a livello di testa, e “frattura di Monteggia”, a livello del corpo e della testa. Frequente nelle donne nel periodo della post menopausa, il trauma avviene in seguito a una caduta nella quale il braccio è disteso e la mano viene forzata all’indietro. Come tutte le fratture possono essere composte e scomposte e, in quest’ultimo caso, si dovrà procedere all’intervento chirurgico; per il recupero funzionale del paziente saranno necessari interventi fisioterapici mirati in modo da riprendere il normale movimento dell’articolazione colpita.

INTERVENTI CHIRURGICI.

CHIRURGIA PER TENOSINOVITI
L’intervento è da considerare solo quando il trattamento conservativo non porta risultati soddisfacenti nel tempo; sarà quindi necessario procedere alla rimozione di eventuali depositi di calcio tramite un intervento ambulatoriale effettuato in artroscopi cui seguirà utilizzo del tutore, fisioterapia e terapia educativa.

CHIRURGIA PER SINDROME DEL TUNNEL CARPALE
Questo tipo di operazione si rende necessaria qualora l’approccio fisioterapico e strumentale si riveli inefficace; dopo un periodo di almeno sei mesi il paziente potrebbe essere sottoposto ad una operazione tramite la quale si procede al taglio dei tessuti che comprimono il nervo mediale, causando il dolore. L’approccio chirurgico non è particolarmente invasivo e viene effettuato in anestesia locale in modo da consentire al paziente il ritorno quasi immediato a casa.

CHIRURGIA PER FRATTURA DELLO SCAFOIDE
Generalmente trattata con un gesso questo tipo di frattura, secondo le ultime linee guida, può prevedere l’intervento chirurgico anche in caso di entità lieve e, tramite una piccola incisione, si effettua il contenimento dei frammenti, grazie l’ausilio di viti. Se per una normale frattura basterebbe l’utilizzo del gesso, che avrebbe comunque dei tempi di recupero molto lunghi (3 mesi), in questo caso l’approccio chirurgico risulterebbe essere l’opzione migliore in quanto ridurrebbe di molto le possibili complicazioni, oltre ad accorciare notevolmente la ripresa del paziente.

CHIRURGIA PER RIZOARTROSI
Dopo una valutazione sull’entità del danno si valuta con quale tipo di intervento chirurgico procedere: nei casi di rizoartrosi iniziale si asporta una piccola porzione di rima articolare mentre nei casi avanzati si asporta completamente il trapezio; in entrambe le soluzioni si provvederà ad inserire uno spaziatore biologico o una protesi. Il percorso post operatorio non sarà brevissimo per chi svolge lavori pesanti ed impegnativi tanto che l’attività lavorativa sarà ripresa dopo 2-3 mesi, per tutti gli altri pazienti basterà aspettare un mese e mezzo. In ogni caso la terapia riabilitativa sarà fondamentale per il pieno recupero del movimento.

CHIRURGIA PER FRATTURA DI RADIO E ULNA
Lo scopo dell’intervento chirurgico è la riduzione delle fratture cui segue una immobilizzazione forzata con gesso a 90°. La consolidazione è abbastanza lenta e prevede un arresto del movimento per circa 10 settimane nell’adulto e 8 nel bambino, dopo le quali è previsto un trattamento riabilitativo con fisioterapia mirata e specifica per ogni tipo di paziente. In caso di frattura scomposta, quindi più grave, come nel caso di quella di “Colles” può essere previsto l’inserimento dei fili di Kirshner cui segue una immobilizzazione con gesso di circa un mese e mezzo e successiva fisioterapia.

RIABILITAZIONE.

RIABILITAZIONE PER TENOSINOVITI
In caso di tenosinovite lieve si procederà all’assunzione di farmaci analgesici contro il dolore in concomitanza ad un periodo di riposo che sarà fondamentale per il paziente; questo tipo di approccio prevede inoltre anche una fisioterapia adeguata che ripristinerà la funzionalità articolare del paziente e gli garantirà un recupero totale.

RIABILITAZIONE PER SINDROME DEL TUNNEL CARPALE
Prima di iniziare le terapie fisiche sarà necessario lenire il dolore tramite farmaci, diuretici e corticosteroidi, che allevieranno i sintomi e ridurranno il gonfiore. Seguirà poi una terapia con forme di energia e strumenti specifici, come tens e laserterapia, che avranno una azione analgesica e stimoleranno la circolazione. Qualora questi tipi di approcci non dovessero funzionare, dopo sei mesi, il proprio medico potrà decidere se procedere o meno con l’intervento chirurgico o se insistere con la terapia fisica.

RIABILITAZIONE PER DISTORSIONE DEL POLSO
Le distorsioni sono generalmente di lieve entità e prevedono riposo, assunzione di farmaci e impacchi di ghiaccio miranti l’eliminazione del dolore; nei casi più gravi il riposo assoluto sarà garantito dall’utilizzo di un tutore, di un gesso e di una stampella, necessaria per la deambulazione al fine di non caricare tutto il peso su una sola articolazione. L’intervento chirurgico è, di fatto, molto raro e si prende in considerazione solo in caso di fratture e lussazioni o come alternativa qualora l’approccio fisioterapico dovesse fallire.

RIABILITAZIONE PER FRATTURA DELLO SCAFOIDE
La fisioterapia riveste, come sempre, un ruolo fondamentale per il pieno recupero dell’articolazione coinvolta. Subito dopo l’immobilizzazione si procede al recupero del movimento del polso tramite magnetoterapia e chinesiterapia, mentre nei casi di ritardata consolidazione ci si aiuta con ultrasuoni, onde d’urto ed esercizi con la Powerball (strumento sferico nato per la riabilitazione e il rinforzo del polso e del braccio) che che aiuta a sciogliere l’articolazione favorendo il rinforzo della muscolatura.

RIABILITAZIONE PER RIZOARTOSI
Al fine di diminuire il quadro infiammatorio, dopo l’immobilizzazione (che costringe al riposo dell’articolazione coinvolta) sarà necessario assumere farmaci ed effettuare una terapia fisica in grado di rinforzare la muscolatura della mano. In caso di trattamento chirurgico, una volta effettuata la rimozione del gesso, sarà obbligatorio svolgere esercizi per il recupero muscolare in modo da aumentare la forza della presa procedendo allo scollamento della cicatrice che avverrà tramite esercitazioni che il paziente dovrà svolgere in autonomia, al proprio domicilio.

RIABILITAZIONE PER DISTORSIONE DELLE DITA
Il recupero avviene dopo una immobilizzazione dell’articolazione coinvolta tramite degli esercizi di rinforzo della muscolatura, al fine di recuperare la piena efficienza e scongiurare la possibilità di una eventuale rigidità articolare.

RIABILITAZIONE PER FRATTURA DI RADIO E ULNA
Il primo obiettivo della riabilitazione consiste nel controllo del dolore tramite terapie fisiche antalgiche (laser, ultrasuoni, tecarterapia…) e massoterapia decontratturante che mira al recupero del polso e dell’avambraccio. Saranno poi necessari esercizi di stretching e di rinforzo per il recupero e per la ripresa manuale di tutto l’arto lesionato. Per gli atleti sarà necessaria un’ulteriore fase composta da esercizi mirati sul campo tramite i quali si scongiurerà l’insorgenza di eventuali complicazioni, in modo da evitare recidive e garantire una ripresa sicura dell’attività fisica.

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